Alle venti e trenta della sera vennero le prime lacrime. Quando fui sazia di piangere il forestiero mi accompagnò a casa.
Il rombo uniforme dei miei pensieri suona a festa, i piedi corrono sulla punta delle unghie viola, scopro il volto enfio di paura e nascondo le scarpe completamente finite, usurate. In tal modo, l’indimenticabile portatrice di verità mostra le carte e scrive di me; a tratti, nell’eco di un appartamento vuoto, immagino.
Quante volte si parla fino a stancare la testa. Troppe volte ci si prende a pugni la lingua per evitare di chiedere la provenienza di un pensiero. Avevo promesso di risponder bene, evitare la lite, prendere un caffè in silenzio ed aspettar tranquilla che si facesse la notte.
Ho cinque chili di merda da gettare in giro. E non è stata una lunga giornata.
